EDIPO RE di Sofocle

Regia Gianmarco Cesario

 

🗓  Ven 16 gennaio 2026,  ore 20,00

      Sab 17 gennaio 2026, ore 20:00

      Dom 18 gennaio 2026, ore 18:30

📍 Teatro Instabile Napoli

      Vico del Fico al Purgatorio 38

🎟 Prenota ora!

         (WhatsApp):  3383015465

          Costo €15,00

Durata 70 min

 

Con:

Gianni Sallustro (Edipo), Mario Brancaccio (Creonte) ,

Simona Esposito (Giocasta), Nicla Tirozzi (Tiresia),

Vincenzo Merolla (Corinzio), Ciro Pellegrino (Pastore),

Tommaso Sepe (Consigliere), Stefania Vella (Sacerdotessa).

Coro in o.a.:

Enrico Annunziata, Raffaele Karol Avino, Alessandro Cariello, Aurora Capasso, Chiara Catapano, Pasquale D’Antuono, Chiara Esposito, Domenico Nappo, Roberta Porricelli, Lea Romano, Pasquale Saviano.

Cantante – Manuela D’Ambrosio

Ismene – Luciana Annunziata

Antigone – Antonella Miranda

 

 

Aiuto regia – Alessandro Cariello

Costumi – Melissa De Vincenzo

Ufficio stampa – Roberta D’Agostino

Ottimizzazione e grafica – Marcello Radano

Produzione – Talentum Production

 

“Edipo re” è considerata da sempre, già da Aristotele, la più perfetta macchina tragica e nei secoli il suo protagonista è diventato un archetipo: da Brecht a Freud se ne sono appropriati in tanti, e le rappresentazioni dell’originale di Sofocle sono migliaia.

Ambientare Edipo Re nel mondo gitano è una scelta drammaturgica che mira a riportare il mito alla sua dimensione arcaica, popolare e viscerale. La cultura rom, con la sua storia millenaria di spostamenti, emarginazione e oralità, diventa terreno fertile per accogliere e rinnovare la tragedia di Sofocle.

Edipo ( interpretato da Gianni Sallustro) è un uomo in fuga da un destino che non può evitare. Come un figlio del vento, nato sotto il segno del movimento e del mistero, attraversa terre e confini cercando di sottrarsi alla profezia. La sua identità è un enigma, come quella di molti appartenenti a popoli senza patria, i cui nomi e origini sono spesso persi o occultati.

In questa versione, Laio e Giocasta diventano capi carismatici di una comunitĂ  errante, portatori di tradizioni e superstizioni antiche. Il corifeo si trasforma in un coro di anziane donne gitane, che cantano e predicono il destino con gesti, canti e tarocchi. Tiresia, non vedente e veggente, assume il volto metĂ  uomo e metĂ  donna di uno/a sciamano/a, interprete degli arcani e delle visioni.

Questa ambientazione restituisce alla tragedia la sua forza rituale: lo spettacolo diventa un cerchio magico, un racconto attorno al fuoco, dove il mito prende vita tra danze, suoni di percussioni e polvere di strada. La contaminazione tra sacro e profano, tra il reale e l’oracolare, tra la carne e il destino, trova una risonanza autentica in questa cultura spesso fraintesa e stereotipata.

Con questa rilettura, Edipo Re non perde la sua potenza universale: la ritrova, anzi, nella dimensione piĂą terrena e simbolica di una tribĂą nomade, che vive ai margini ma custodisce, come in un carretto antico, il peso e la gloria dei miti eterni.